Il volume analizza il difficile rapporto fra libertà di manifestazione del pensiero e diritto penale con riferimento ad alcuni dei fenomeni comunicativi più controversi della contemporaneità: la pubblica istigazione e il discorso d'odio, soprattutto quando veicolati tramite il mezzo di internet. Più precisamente, l'indagine si focalizza sulla punizione della parola pericolosa: di quelle manifestazioni del pensiero oggetto di repressione penale perché in grado di dar luogo al pericolo di un danno a beni giuridici (contro-interessi, rispetto al diritto sancito dall'art. 21 Cost.) di rilevante entità: sicurezza/ordine pubblico, pari dignità, memoria. Il bilanciamento di tali interessi contrapposti viene analizzato tanto dal punto di vista statico (penale e costituzionale), quanto da quello dinamico (ordinamento statunitense ed italiano). Tale analisi consente all'Autrice di proporre una riforma delle vigenti fattispecie penali in materia.