La costante giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell'uomo, nell'esclusione e nella sanzione dei trattamenti inumani e degradanti, rappresenta il portato di un impegno collettivo a favore di una nozione antiretorica della dignità umana e della cooperazione sociale e culturale a beneficio delle libertà fondamentali. I contributi contenuti nel presente lavoro mirano a riconsegnare la giuridicità positiva sua propria alla necessità di ribilanciare i meccanismi della sanzione in una dinamica pluralista e interculturale, che tenga in uno evoluzione giurisdizionale e contributo delle agenzie di formazione anche di matrice confessionale. Per tali ragioni, sono quivi affrontati i rapporti tra secolarizzazione e distinzione ancora apparente tra peccato e reato, morale e diritto (Bilotti), i limiti alla pretesa punitiva statale rispetto alle libertà associative (Cecere), le sfide della co-progettazione sociale nell'esecuzione di pena (Foglia), l'apporto costruttivo della giurisprudenza europea nell'implementazione della libertà di coscienza (Durante), le incognite della canonistica rispetto alle maggiori evenienze di allarme collettivo (Scalia).