Sempre più frequente nella prassi negoziale, latto di rinuncia alla proprietà immobiliare non trova esplicito riconoscimento né specifica disciplina nelle norme vigenti. La meritevolezza degli interessi perseguiti dal privato rinunziante nonché gli effetti diretti o riflessi derivanti dal negozio unilaterale di dismissione del diritto dominicale richiedono unattenzione non sollecitata nel passato dal diverso contesto socio-economico. Avendo motivo e causa nella dismissione di una proprietà avvertita dal titolare come «insostenibile» in ragione dei costi, degli obblighi e delle responsabilità da essa derivanti e ad essa collegati, la rinuncia unilaterale del privato sembra porsi in stretta e necessaria correlazione con la regola enunciata nellart. 827 cod. civ. secondo cui i beni immobili vacanti che non sono in proprietà di alcuno spettano al patrimonio dello Stato. Ineludibile, dunque, il delicato problema del contemperamento tra linteresse del privato alla dismissione del proprio diritto e le ragioni dello Stato di evitare che i costi e le responsabilità connessi ad una proprietà immobiliare svantaggiosa siano «traslati» sulla collettività. In questa prospettiva, lindagine si propone di offrire ipotesi ricostruttive che rimettano allo Stato la decisione in ordine allacquisizione al patrimonio pubblico dellimmobile dismesso dal privato, facendo emergere l«inattualità» della tradizionale interpretazione dellart. 827 cod. civ. o, comunque, lesigenza de iure condendo di riformulare la previsione codicistica in materia di «immobili vacanti».